Buttafuoco parla con la voce dei vinti, anche se straparla

21 AGO 20
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Al direttore - Quando ieri ho letto sul Foglio la recensione di un volumetto di Toni Negri firmata da Alfonso Berardinelli (come sempre magnifica), ho ripensato a queste parole profetiche di Leonardo Sciascia: “Intorno al 1963 si è verificato in Italia un evento insospettabile […]. Nasceva e cominciava ad ascendere il cretino di sinistra: ma mimetizzato, nel discorso problematico e capillare. Si credeva che i cretini nascessero soltanto a destra e perciò l’evento non ha trovato registrazione. Sono pericolosi questi cretini dai discorsi problematici, perché alla loro imbecillità si aggiunge il fanatismo” (“Nero su nero”, Einaudi, 1979, pag. 244).
Michele Magno
Al direttore - Il percorso di Roberto Benigni attraverso il “gran mar dell’essere” (dopo Dante, Shoah, Costituzione, politica militante) è finalmente approdato a una destinazione di un certo rilievo: Dio e le sue leggi. E’ giusto: passato il tempo di Giovanni Crisostomo, Ambrogio, Agostino, Savonarola ecc. dobbiamo accontentarci di lui. Pazienza, questo passa il convento. Mi getta nello sgomento, invece, la esaltazione che dell’improvvisato teologo fa sul Corrierone sua eccellenza monsignor Bruno Forte: “Quel silenzio di Benigni è scritto nella Bibbia”. Va bene che il nuovo predicatore “ha fatto uno scavo esegetico” (sic), ma già Celentano ha esaltato il pubblico televisivo con indecifrabili e imperscrutabili silenzi, naturalmente rock. Vuoi vedere che anche lui a Sanremo predicava Dio?
Franco Grassi
Al direttore - Ammiro Pietrangelo Buttafuoco per la sua bravura e anche per tante sue prese di posizione che spesso condivido, ma su questo collegamento tra la tragedia di Milano e quello che è successo in Pakistan non sono d’accordo. C’era di mezzo una guerra e a volte succedono le tragedie, mentre in Pakistan i talebani disprezzano la vita umana per motivi religiosi e di fanatismo.
Giovanni Attinà
Al direttore - Quando il tenente Coleman si accorse di una deriva dalla rotta verso il bersaglio, le officine Breda, non ebbe più l’opportunità di terminare l’attacco e ordinò di liberarsi del carico bellico, operazione indispensabile per avere l’autonomia sufficiente al rientro alla base. Quel 20 ottobre 1944 fu un giorno infausto per l’aviazione americana in tempo di guerra: le bombe sganciate a sudest del bersaglio, sul quartiere Gorla, avrebbero colpito, oltre a numerosi fabbricati civili, anche la scuola “Francesco Crispi” uccidendo 184 alunni e 19 insegnanti nel solo edificio scolastico. Definire premeditato l’attacco alla scuola di Gorla, come ha fatto il signor Buttafuoco, è un gesto che non solo ignora la storia ma denuncia qualcosa di peggio: il pregiudizio. L’antiamericanismo è un male diffuso nel nostro ambiente intellettuale, indipendentemente dal colore politico o dalla sensibilità intellettuale e, benché gli americani abbiano molto da farsi perdonare, alimentarlo con le menzogne e i falsi storici non aiuta certo a guarire dalla malattia. L’Italia, intesa come classe dirigente e popolazione, è entrata in guerra contro i paesi anglosassoni di sua volontà assumendosi tutta la responsabilità delle conseguenze.
Carlo Monti
Fa della teologia della storia, interroga l’Inviolato, si scatena contro il Satana sunnita che esporta la democrazia in Siria, e altro. Il tutto a me sembra incongruo e, di quando in quando, anche pasticciato. Ma Buttafuoco ha un vero interesse culturale e spirituale per l’islam sciita, esplora il mistero dell’antropologia negativa con talento; e dedica la sua vita letteraria e pubblicistica, tra le altre cose importanti che scrive, a far sentire il passato di una voce che la storia europea ha spento, quella dei vinti del nazifascismo, senza prosternarsi davanti alla voce che ha vinto e squilla ognora, la democrazia americana o anglosassone, costituzionalistica e liberale. La diversità abissale tra le vittime civili di un bombardamento americano contro l’alleanza di Hitler e Mussolini e le prede della vendetta talebana a Peshawar è così madornale che non va nemmeno spiegata. Credo che anche Buttafuoco la riconosca nel suo autentico sé, che non è giudicabile dall’esterno. Ma aggira questo riconoscimento perché ritiene più importante moralmente riaffermare il pregiudizio dei vinti. Ha trovato un giornale così sicuro di sé, in queste materie, da lasciargli la sua libertà.